L’Ucraina dice no alla disinformazione eppure il mondo se ne accorge solo adesso. Proprio quando in tutto il mondo i populisti attaccano giornalisti, complici nella diffusione di notizie false, ci si accorge che tempo fa l’Ucraina aveva fondato il proprio sito per verificare le notizie provenienti dalla propaganda della vicina Russia e informare correttamente i propri lettori.

In un momento in cui vengono addirittura esclusi giornalisti da briefing istituzionali (caso White House con corrispondenti CNN e altri) c’è sempre più bisogno che i media e i giornalisti sia liberi di esercitare la propria professione in modo indipendente per il dovere di cronaca.

Ebbene, in Ucraina un gruppo di studenti e professori nel marzo 2014 decide di fondare StopFake.org. Un piccolo team che nel giro di poco tempo si è allargato con tanti volontari inclusi traduttori che permettono la diffusione dei pezzi giornalisti in circa 10 lingue, incluso l’italiano. Il principale scopo era quello di controllare la disinformazione proveniente da mosca ma ben presto “il progetto si è trasformato in un hub di informazioni dove viene analizzato il fenomeno della propaganda del Cremlino sotto tutti gli aspetti”, riporta la sezione di Chi siamo del sito.

Un sistema che funziona in modo corretto grazie soprattutto al coinvolgimento di volontari e attivisti e di utenti normali che possono segnalare delle notizie false che poi vengono analizzate dagli esperti.

Le fake news attraverso piattaforme sociali come Facebook e Twitter, raggiungono una grande quantità di utenti che, nella maggior parte dei casi, finisce per credere al contenuto di ciò che legge completando il principio propagandistico di chi ha lanciato la notizia.

Peggio accade in Italia dove, i populisti lanciano falsi siti verosimilmente uguali a siti di giornali storici come ilgiomale.it che, visto su un telefono cellulare, appare come ilgiornale.it.

Visitando il sito è comprensibile (oltre che scritto) che contiene bufale ma se l’articolo interessato viene condiviso singolarmente sulle piattaforme sociali non agevola il “riconoscimento” da parte del lettore distratto. E gli esempi continuano con tutti i vari siti che vanno dal corriere del giorno o della notte. Il fenomeno comincia a prendere piega specialmente su quelle fasce della società credenti a tutto ciò che appare sul loro piccolo schermo.

E in questi giorni anche in Italia si parla, in sedi legislative, di attaccare il problema e trovare una soluzione ideale. Ovviamente come sempre accade nel bel paese, tra la dichiarazione di intenti ed una reale proposta di legge passerà del tempo (prezioso) che andrà a favorire quei populisti che di quelle assurdità ne fanno agenda politica ed elettorale.

Come sempre un lettore attento deve controllare la fonte delle notizie che attribuiscono al pezzo l’autorevolezza oltre che la fondatezza degli elementi. Come sempre, la migliore cura al populismo ed alla propaganda rimane la cultura.

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