Sempre più servizi on line e televisivi si impegnano nel rilancio turistico della Sicilia e delle sue realtà per attrarre tour operator e turisti in generale. Motti, slogan e servizi televisivi che promuovono giornalmente il territorio, le attrazioni storiche e le tradizioni ancora vive specialmente nelle piccole realtà.

La promozione diventa di vitale importanza ma, allo stesso modo, rimane di vitale importanza la conservazione delle tradizioni religioso-folcloristiche dei comuni siciliani.

La stessa promozione diventa più che altro riscatto di una terra che per molto tempo è stata inquadrata nelle cronache nere nazionali ed internazionali per delitti, estorsioni, sparizioni e soprattutto mafia. “Adesso basta” dicono molti, è ora di sbollarsi da questo.

In risposta alle promozioni adesso ci sono dei passi che le comunità locali devono fare. Dare risposte all’accoglienza. Innanzitutto il miglioramento dell’offerta dei servizi turistici che non è molto aggiornata. Attraverso il maggiore impegno di associazioni di promozioni del territorio (i.e. Pro Loco) si potrebbero canalizzare le offerte di molti turisti italiani e stranieri e per fare questo servono anche contenuti multimediali in lingue straniere, in molti casi assente. In questo si contrappongono importanti siti turistici che sotto l’egida UNESCO hanno rilanciato l’offerta turistica offrendo sempre più servizi, con altre realtà locali la cui unica lingua riconosciuta è il dialetto siciliano.

Da questi piccoli ma grandi accorgimenti si dovrebbe poi passare ad un maggiore coinvolgimento delle istituzioni perché all’accoglienza si deve anche rispondere con atti concreti. Al turista infatti non può essere tolto il diritto a farsi una doccia nel periodo estivo poiché manca l’acqua o il diritto a farsi curare in ospedale se dovesse servire.

L’acqua infatti è un concreto problema siciliano con una distribuzione nel periodo estivo che va dai tre/quattro giorni fino a settimane se dovessero sopraggiungere manutenzioni straordinari ai vecchi impianti. E’ il caso di molte realtà dell’agrigentino, del nisseno, dell’ennese e di molte altre provincie. Più che soluzione della distribuzione di risorse idriche, il problema sembra essere il risultato del malaffare siciliano con alte tariffe e pochi servizi.

Lo stesso problema emerge anche in quel che riguarda strutture ospedaliere, presenti in tutto il territorio siciliano ma che recentemente, in seguito a “tagli orizzontali” si stanno ridimensionando o chiudendo. Meno ospedali quindi e sempre peggiore viabilità che risultano quindi in un rischio vitale per chiunque viva o voglia visitare la Sicilia. Se soggiunge un malore bisogna percorrere chilometri di strada ricca di buche, dossi non artificiali, e strade interrotte (per non parlare poi di ponti che crollano in continuazione). Riassumendo quindi, un vero impegno delle istituzioni regionale e locali.

E per continuare anche un maggiore impegno non solo delle istituzioni ma di tutti i cittadini per rendere le città più pulite e pronte ad accogliere la gente che arriva. Stimolare i giovani ad utilizzare i cestini oltre a quello di coinvolgerli attivamente nello spirito dell’accoglienza. Per esempio, utilizzare istituti di istruzione per far tradurre in lingue straniere i contenuti dei siti di promozione turistica. Responsabilizzarli sul proprio futuro nelle loro città potrebbe stimolare la loro creatività arricchendo di fatto l’offerta per chi arriva a visitare.

Per non parlare poi dell’infinita opportunità di fondi che l’UE mette a disposizione per rilanciare turismo e conservare tradizioni e culture attraverso i fondi turismo 2014 – 2020. Non esistono in molti casi uffici di programmazione comunale ma si cerca di dimenarsi in quei pochi contributi che arrivano da trasferimenti regionali e nazionali. Le istituzioni locali dovrebbero equipaggiarsi di creatività e competenze specifiche nel attrarre ed utilizzare in modo corretto i fondi a disposizione per la Sicilia.

Doppio impegno quindi da parte delle istituzioni innanzitutto ma anche da parte dei cittadini perché, in fin dei conti, il territorio è di chi lo vive e non di chi lo visita. 

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