In uno scenario di cambiamento del paese, attraverso un percorso di riforme che sia adeguato ai tempi ed alla società, combattere la corruzione rappresenta un passo fondamentale e, allo stesso tempo, difficile poiché di corruzione si campa. Da un punto di vista della comunicazione, combattere la corruzione significa molto. Infatti, non si può fare anti­corruzione se non si è ben supportati da un eccellente piano comunicato, attraverso campagne con i media per aumentare la consapevolezza dei cittadini.
In una recente conferenza sull’anti­corruzione nell’est dell’Ucraina, assieme all’Agenzia Nazionale Anticorruzione Ucraina, ho chiesto ai partecipanti nel pubblico cosa intendevano per corruzione, quale era per loro il significato elementare di corruzione. Le risposte sono state diverse ma tutte con un unico comune fattore: lo scambio illecito di danaro. Risposta ovviamente logica ma non sempre corretta poiché si può corrompere anche senza denaro ma attraverso qualsiasi altro bene o servizio o favore. Da un pubblico ricco di giornalisti ed attivisti che combattono il malaffare e la corruzione, ci si poteva aspettare una diversificazione nelle risposte date e, per alimentare il fuoco, ho citato l’etimologia della parola corruzione “corrumpere”, rompere con. Da un punto di vista comunicativo è essenziale capire il significato base della parola poiché, da esso, nasce il vero ruolo del comunicatore nel meglio creare una campagna di sensibilizzazione. Infatti, quello che viene “rotto” dal un fenomeno corruttivo è proprio la fiducia che viene data ad un pubblico rappresentante. Ed in questa rottura trova spazio la comunicazione, che non ha il ruolo di “aggiustare” ciò che è stato rotto bensì quello di essere da collante tra chi aggiusta (le istituzioni) ed i cittadini . In una campagna anti­corruzione, la comunicazione rappresenta quindi l’elemento collante per ricostruire la fiducia sociale verso le istituzioni. In secondo ruolo, la comunicazione nella lotta alla corruzione rappresenta anche l’aumento della partecipazione dei cittadini in questi sforzi contro il malaffare. Comunicare, in un processo anti­corruzione, comporta soprattutto educare i cittadini ed aumentarne la consapevolezza nei processi di cambiamento dei comportamenti. Rendere i cittadini consapevoli che la corruzione è un fenomeno sbagliato è come combattere l’ignoranza sul malcostume del malaffare poiché i cittadini più consapevoli conoscono bene quali siano i diritti ed i doveri e perché denunciare i casi di corruzione li renderebbe cittadini migliori. Facilitare il dialogo tra i cittadini e le istituzioni è compito della comunicazione.

Altra importante definizione della corruzione, con grande impatto comunicativo, ci viene dato dal Papa Francesco nel suo angelus del 18 Settembre 2016. Infatti, Sua Santità dice che “la corruzione è la strada più comoda da percorrere, generalmente. E qualcuno si comporta con la corruzione come con le droghe: pensa di poterla usare e smettere quando vuole. Si comincia con poco: una mancia di qua, una tangente di la. Invece anche la corruzione produce assuefazione, e genera povertà, sfruttamento, sofferenza. Quante vittime ci sono oggi nel mondo, quante vittime di questa diffusa corruzione”.
I giornalisti trovano ampio spazio in questo processo. A loro infatti è affidato de facto il ruolo di ente supervisore. Sono i giornalisti infatti che, attraverso i loro servizi investigativi, i loro reportage, cercano di trovare il marcio nascosto all’interno di ogni istituzione corrotta.
In un paese come l’Italia, in cui la percezione della corruzione è molto alta rispetto ai vicini paesi d’oltralpe, la gente trova più utile denunciare il malaffare attraverso i mezzi stampa. Trovarsi in paese in cui chiamare “striscia la notizia” o “le iene” (tra i più popolari e di facile accesso) serve a portare alla luce casi di malaffare, rappresenta una mancanza di fiducia verso parte delle forze investigative di ottemperare ai loro doveri. In questo scenario, i giornalisti hanno aumentato il loro campo d’azione ergendosi a tutela della “good governance” e dei diritti dei cittadini. Esempi ne sono programmi televisivi più approfonditi come “Report” che ben fanno il loro lavoro in uno scenario come quello del bel paese. I giornalisti, nel compiere il loro dovere, diventano di fatto la forza su cui poggiarsi nel caso in cui si voglia denunciare. Ma in un paese che prova a cambiare, attraverso riforme giuste ed eque (e quasi sempre impopolari pro prio perché cambiano lo status quo) i giornalisti devono rivestire il ruolo più alto di “supervisione”: essere gli occhi e le orecchie dei cittadini. Ai giornalisti dovrebbe altresì competere il ruolo di condividere i successi delle agenzie istituzionali che combattono la corruzione.
In pratica, il giornalista dovrebbe:
            ●  Supervisionare, attraverso l’uso del giornalismo investigativo;
            ●  Condividere i successi dell’anti­corruzione, per aumentare la consapevolezza nei 
cittadini che si possono sconfiggere i fenomeni di corruzione e malaffare;
      ●  Informare ed educare i cittadini, per sconfiggere l’ignoranza molto spesso ignoranza 
normativa;
            ●  Indirizzare le giuste sfide tra cittadini e istituzioni, laddove la corruzione è più radicata 
e difficile da svelare.
          ●  Canalizzare le aspettative dei cittadini. 
Il ruolo del giornalista nell’anticorruzione è quindi fondamentale perché fornisce quegli strumenti utili ad informare ed educare sia la società che la pubblica amministrazione.

Tornando alla comunicazione nella lotta contro la corruzione, va sottolineata l’esigenza di ogni agenzia che si occupa di tali fenomeni di avere strumenti utili a raggiungere un più ampio numero di utenti e cittadini. In particolare, la comunicazione serve per fornire servizi ai cittadini, aiutandoli a denunciare casi sospetti e casi palesi di “rottura di fiducia”. In questo caso si darebbe ampio spazio ai cittadini volenterosi che cambiano il loro approccio denunciando l’atteggiamento corrotto della società e degli altri cittadini. Bisogna in questo caso, dare spazio a chi il comportamento lo sta cambiando affinché essi siano da esempio per gli altri cittadini. L’Autorità Nazionale Anti­Corruzione (ANAC) dovrebbe per esempio munirsi di un buon piano di comunicazione radicale e capillare per raggiungere quanti più cittadini possibile. Ogni cittadino ha diritto a sapere se, e come le azioni per combattere la corruzione siano di successo oppure no, in che modo le risorse recuperate da questi fenomeni siano reinvestiti per la lotta contro la corruzione stessa. 
Per rendere altresì effettiva l’anti­corruzione, è utile indirizzare le aspettative di trasparenza delle istituzioni. In Italia la legge sulla trasparenza rappresenta un grande passo di apertura attraverso la pubblicazione dei curricula e dei compensi di dipendenti o collaboratori della pubblica amministrazione. Quindi, il dipendente è titolato per poter ricoprire quel particolare incarico? Il suo curriculum può rivelarlo ed il suo compenso può altresì rivelare se i soldi dei contribuenti sono ben utilizzati. Ma, secondo me, manca ancora un ultimo passo che complementi e completi una trasparenza adeguata ai tempi in cui i social network si sono sostituiti ai rapporti reali tra persone. In questo scenario, bisognerebbe autorizzare ogni dipendente pubblico, ogni collaboratore, a poter parlare alla stampa anziché reindirizzare ogni volta ai propri uffici stampa. Il principio è elementare poiché ogni dipendente è pagato dalle tasse dei cittadini ed ogni dipendente deve rispondere anche alla comunità delle sue azioni. Quindi se viene interpellato dai mezzi stampa, il o la dipendente devono essere messi in grado di poter rispondere per rendere più trasparente il loro operato, e perché il loro compenso è pagato con i soldi dei cittadini, della collettività. 
Per dirla alla Orwell “Un popolo che elegge politici corrotti, impostori, ladri e traditori non è vittima ma complice”. Come non essere più complici ma cittadini attivi dipende solo da un buon piano di riforme e di comunicazione. Ed in questo la comunicazione gioca il ruolo cruciale e fondamentale nel rendere e creare cittadini più consapevoli e acculturati contro la corruzione ed ogni fenomeno del malaffare.

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